Recladding

Recladding

Il Re-cladding è un ramo dell’architettura, un meticcio tra il design, l’edilizia e l’architettura.
Da qualche anno è presente nelle nostre città e molto probabilmente avrete visto molte soluzioni re-clad attorno a voi, ma non avevate la consapevolezza di quello che stavate guardando.

Il re-cladding è una tecnica capace di reinventare le facciate degli edifici esistenti alla ricerca di una nuova immagine e di elevate prestazioni.

E’ una specie di lifting architettonico che dona una seconda giovinezza agli angusti e vecchi palazzi nelle nostre città.

Si parla infatti di re-cladding (sostituzione e rifacimento totale della facciata esistente), over-cladding (sovrapposizione alla facciata esistente di una nuova pelle più isolata, più o meno trasparente, più o meno ventilata), re-fitting (sostituzione parziale degli elementi non più performanti o aggiunta di componenti quali schermature solari, pannelli fotovoltaici eccetera).

I termini inglesi potrebbero indurre a pensare che è una tecnica nuova, ma non è così, per esempio già nel 1549 Andrea Palladio fa un intervento di over-cladding sovrapponendo alla facciata esistente della Basilica Palladiana a Vicenza una nuova rinascimentale.

 

Juicy Salif, Spremiagrumi – una critica non ragionata

Juicy Salif, Spremiagrumi – una critica non ragionata

 

Lo spremiagrumi di Philippe Starck costa 70.00 euro è una vera icona degli anni ottanta, un oggetto in alluminio simbolo di un’epoca.
Fu delineato nei suoi tratti essenziali da Starck durante una vacanza al mare, in Italia, su una tovaglietta da pizzeria.
Deve essere stata una pizza particolarmente indigesta, perché è un oggetto inutilizzabile su un piano liscio, quelle tre zampette appuntite inizieranno a danzare sulla superficie al primo tentativo di spremuta.

Supponendo di riuscire a fissare le tre gambette ballerine l’oggetto sarà difficile da impugnare, ed evitare gli schizzi di succo di frutta.

Alla fine riuscirete ad ottenere un bicchiere di succo di frutta, un tavolo rigato e macchie sui vestiti.
 

 

 

Le Corbusier

Le Corbusier

Le Corbusier 

Nato in Svizzera (come me) è tra gli intellettuali più razionali del suo periodo.
Aveva un istinto particolare per le conventicole, subito imparò che i giovani artisti dovevano aggregarsi in un movimento, una scuola, un “ismo”, in poche parole in una consorteria.
Era un uomo magro, sparuto, miope che viaggiava sempre in bicicletta con indosso un abito nero attillato, camicia bianca, cravatta nera, occhiali tondi da gufo e bombetta nera in testa.
A chi gli chiedeva perché si vestisse in quel modo, lui rispondeva che era per apparire il più anonimo, astratto possibile, per essere la figura perfetta da riprodurre in serie nell’epoca delle macchine.
Già nel 1924 era un idolo, per tutti era “Corbu” nonostante avesse al suo attivo solo un paio di casette e un “manifesto” sull’architettura.

Le Corbusier negli anni venti aveva un problema, nessuno in Francia si sarebbe avvicinato alla sua ideologia nell’unica maniera che lui avrebbe tollerato, accettando in maniera incondizionata i dogmi e gli stilemi.
Chi voleva far parte della nuova conventicola e scaldarsi al fuoco sacro della moderna architettura doveva accettare le forme da lui create.

Solo una persona si avvicinò al fuoco sacro: l’appaltatore Frugés che nel 1925 commissionò a Corbu alcuni alloggi popolari a Pessac, per il resto tutti gli architetti della conventicola erano privi di clienti.

Il governo socialdemocratico tedesco con l’intercessione di Mies van de Rohe, diede al luminare la grande possibilità progettare altri alloggi per operai a Stoccarda nel 1927.

Il Club, la conventicola, l'”ismo” si è rivelata la formula vincente e a Stoccarda c’è la possibilità di rendersi visibili.

Fino agli anni ’30 Le Corbusier aveva costruito degli alloggi per operai, a Pessac in Francia e a Stoccarda in Germania più qualche altra casetta.

Cosa pensavano gli operai che sono andati a vivere in quei capolavori dell’architettura contemporanea?
La loro opinione non è riportata in nessun libro, quasi fosse ininfluente.

Loro si lamentavano, com’era nella loro natura, in quell’epoca della storia.

A Pessac, i poverini facevano salti mortali per trasformare i freddi cubi di Corbu in qualcosa di più intimo e colorato.
Era comprensibile.
Come lo stesso Corbu aveva detto, essi andavano “rieducati” affinché potessero capire la bellezza della “Città Radiosa” del futuro.

In fatto di gusti, gli architetti si comportavano come i benefattori culturali degli operai.
Non serviva a nulla consultarli direttamente, poiché essi erano ancora “culturalmente sottosviluppati”

Spazio residuale

Spazio residuale

Nelle metropoli il terreno edificabile ha un costo proibitivo, di conseguenza ogni spicchio di terra libero è potenzialmente un’abitazione.

Nei sobborghi di Tokyo si possono trovare casi estremi come quello realizzato dallo studio Kota Mizuishi Mizuishi.
Il lotto triangolare ha una superficie edificabile di 29,07 mq, lo studio è riuscito a realizzare un’abitazione di 55,24 mq uno spazio sufficiente per gli sposi e la loro figlioletta.

Una casa grande costruita su una superficie grande quanto un nostro soggiorno.