Elica, come nasce una cappa per la cucina

Elica, come nasce una cappa per la cucina

Quando sono stato a Fabriano ospite di Elica., ho verificato che le cappe aspirano i vapori e gli odori in modo molto efficace. Nel video potete vedere come i fumi della pasta, che il manager di Elica sta preparando, vengono assorbiti. Infine trovate spezzoni registrati dentro la fabbrica, che mostrano come quella cappa viene costruita.

Qui potete vedere altri modelli da me fotografati di Elica

Come rinnovare le nostre pareti di casa?

Come rinnovare le nostre pareti di casa?

Come rinnovare le nostre pareti di casa?

Esistono 3 modi classici per decorare/rinnovare le pareti di casa nostra:

  1. la pittura con l’odioso spatolato o peggio ancora lo spugnato
  2. le resine popolarissima tra gli architetti cool milanesi, ma con il grave difetto di racchiudere la stanza come fosse dentro un sacchetto ermetico di plastica.
  3. le carte da parati belle ma spesso stancanti.

Esiste un’altra via alternativa e sperimentale.

Ancora non l’ho mai usata nelle mie ristrutturazioni, perché difficilmente si adatta alla casa di una clientela privata, ma all’interno di negozi o altre attività terziarie la trovo molto più adatta.

Il concetto è semplice utilizzare l’acciaio per realizzare ricami trasparenti e articolati da installare accanto ad una parete.
Da curare con maniacale perizia la luce che andrà a incidere su questi oggetti, perché anche la loro ombra arreda.

Alla fine, quando il tempo li avrà ricoperti di polvere, si staccheranno dalla parete e arrotolati li s’infileranno dentro la lavastoviglie per pulirli.

Ristrutturare la cucina

Ristrutturare la cucina

Quante volte vi siete depressi mentre sfogliavate una rivista patinata d’arredamento?

Paragonare le bellissime cucine che trovate in quelle riviste alle nostre, sempre in disordine e sporche, non è un’attività che fa bene all’animo.

Rifare completamente una cucina significa spendere, ma quello che da più fastidio sono i disagi che ne derivano.

Se volete una cucina come quella vista in foto rassegnatevi dovete demolire la vostra più qualche muro.
Le soluzioni proposte richiedono sempre spazi molto ampi e solo ultimamente s’iniziano a intravvedere soluzioni più “realistiche”.

Prima di lanciare una granata all’interno della nostra cucina per rinnovarla proviamo a cambiarla con dei piccoli accorgimenti.

Il pavimento
Sostituire le piastrelle significa demolire il pavimento con relativo esaurimento nervoso causato dalla confusione, dalla polvere e dai muratori che non hanno quel fisico che le pubblicità ci hanno abituato.

Incollare la nuova ceramica sopra al pavimento esistente è un’operazione possibile, anzi raccomandabile, però dobbiamo sapere che alzeremo la quota di almeno 1,5 cm.
Cosa significa?
Che avremo uno scalino all’entrata della cucina e che saremo costretti a tagliare le porte.
Noi abbiamo gusti difficili e quel gradino proprio non ci piace e men che mai vogliamo tagliare le porte.

In questo caso possiamo utilizzare dei prodotti nuovi (anche se sono presenti nel mercato ormai da molti anni) hanno diversi nomi commerciali (Kerlite, Laminam ecc ecc) ma sostanzialmente sono delle piastrelle molto sottili 3,5 mm con un rinforzo in rete sul retro per resistere meglio a trazione.

I decori di questi prodotti sono praticamente infiniti, in più hanno dimensioni massime di 300X100 cm che significa eliminare quasi tutte le fughe dal pavimento della nostra cucina.

Con questa soluzione abbiamo evitato la demolizione del pavimento esistente e il taglio delle porte.

Un’alternativa a queste grandi lastre è la resina e, se vivete a Milano, sarà la prima proposta che vi faranno.

La resina è un prodotto delicato, bisogna affidarsi a degli artigiani esperti e non improvvisati, perché è facile che si formino crepe o bolle.

Sul piano delle nostre cucine ci appoggiamo il cibo, le mani, ci lavoriamo, ci appoggiamo le borse e, quando siamo fortunati, ci appoggiamo anche il nostro partner occasionale.
E’ superfluo dire che è una superficie delicata per l’uso che se ne fa.

Proviamo a valutare altri tipi di materiali per cambiare il top cucina e rinnovare così l’ambiente.

Acciaio: è una lega composta da ferro e carbonio in una percentuale non superiore al 2%, molto resistente ma facilmente graffiabile. Idrorepellente e facile alle macchie di calcare.

Zodiaq: composto oltre il 90% da quarzo e un polimero brevettato con un pizzico di pigmento, dall’aspetto molto simile al quarzo con una vasta gamma di colori, durevole, resistente alla corrosione e al calore.

Staron: materiale composto totalmente da resine acriliche, tri-idrossido d’alluminio, pigmenti e stabilizzatori. Permette personalizzazioni con motivi a intaglio, la decorazione di bordi, l’inserimento di guide in metallo o canalette di scolo. Perfettamente liscio. ha giunture impercettibili. Può essere riparato. E’ resistente alle macchie, agli urti, impermeabile e igienico.

Starlight: E’ una pietra composita formata al 70-90% da sabbie silicee della Boemia legate da una minima quantità di resine che non ne intaccano l’aspetto naturale. I microcristalli a specchio di cui è costituito lo rendono particolarmente luminoso e la brillantezza rimane costante nel tempo. E’ resistente all’usura e all’azione degli agenti acidi, anche al limone e agli urti.

Solidtop: Laminato stratificato HPL, costituito da strati di materiale di fibra cellulosica impregnatidi resine termoindurenti sottoposti ad un processo di alta pressione. materiale non poroso, non attaccabile dall’acqua, dal vapore e non si macchia con gli oli e i detergenti di comune utilizzo. Resiste al calore fino a 180°.

Quarzo Jaipur: Deriva per il 95% da polvere di pietra naturale agglomerata con particolari resine. Proposto in 6 varianti di colore, la superficie si presenta irregolare, non uniforme, ma con venature in rilievo. Offre prestazioni superiori a quelle dei marmi o dei graniti. Molto compatto e robusto, non si scheggia facilmente e resiste ai graffi e agli urti. Non si macchia neanche a contatto con gli acidi, limone compreso.

Okite: A base di quarzo, resine e pigmenti, è realizzato con una speciale lavorazione. E’ prodotto in vari colori. Essendo poco poroso non permette ai liquidi di penetrare e non assorbe odori. Resiste alle macchie, anche di limone e aceto, ed è refrattario a graffi, abrasioni, tagli, urti e rotture.

Cristalite: Prodotto con resine acriliche e pigmenti, ricrea la bellezza della pietra naturale su lastre da 300×130 cm con spessore di 6-11 cm. Non poroso, levigato e inodore, è molto igienico e quindi adatto al contatto con gli alimenti. Inoltre è resistente all’acqua e all’umidità, al calore e alla luce. Non si graffia neanche con la lama di un coltello ed è ecologico. E’ disponibile in vari colori e permette lavorazioni anche di forma arrotondata.

Cristalan: Viene prodotto per 2/3 con idrossido di alluminio e per 1/3 con acrile, un derivato di un acido, e contiene anche piccole quantità di pigmenti.
Appartiene alla categoria “solid surfaces”, in quanto è solido e omogeneo in tutto il suo spessore. Viene prodotto in una vasta gamma cromatica, in tinte unite o granulate. Resistente agli urti, durevole e igienico, non è poroso, è neutro all’olfatto e adatto al contatto con gli alimenti. Occorre però prestare attenzione a non appoggiare sopra la superficie pentole od oggetti caldi.

Miglioriamo i nostri balconi

Miglioriamo i nostri balconi

La maggior parte di noi ha un balcone o un terrazzo, sono spazi piccoli,  monotoni, dove spesso troviamo un converter dell’aria condizionata, la lettiera del gatto e, nei peggiore dei casi, i sacchi dell’immondizia differenziata.
Il balcone è uno spazio privilegiato, è un luogo dello “stare” e invece spesso è solo un magazzino.

Esistono piccoli accorgimenti che permettono di rendere i nostri balconi più vivibili e soprattutto più piacevoli.

Il primo è utilizzare delle economiche quadrotte di legno con cui si può ricoprire la triste piastrella del terrazzo.
Si può scegliere diverse essenze legnose dal Teak del Burma al Massaranduba del Suriname.

I balconi hanno spesso una superficie ridotta e aggiungere delle piante significa perdere cmq preziosi.

Fortunatamente esistono delle fioriere classiche che si appendono alla ringhiera, ma anche soluzioni meno tradizionali è più divertenti come questo progetto di fioriera che deriva direttamente dal Monorail Cat.

Quando i nostri balconi sono piccoli è inutile cercare d’inserire un tavolino con delle sedie, meglio optare per una panca, occupa meno spazio e permette la seduta a più persone.

Ecco un piccolo esempio di come potrebbe diventare un balcone seguendo le tre semplici regole:
Legno a terra
Vasi appesi
Uso di panche

L’ultimo dettaglio che non va assolutamente trascurato è la luce.
Solitamente i nostri balconi hanno un punto luce sopra la porta finestra e gettarlo via è la prima cosa da fare.

Le luci da utilizzare devono essere soffuse e delicate con toni morbidi e realizzate appositamente per gli esterni.

L’illuminazione deve essere distribuita su tutto il balcone, perché essendo poco luminose non sarebbero efficaci.

I punti luce possono essere inseriti nell’arredo, per esempio nella ringhiera e mimetizzate in alcuni particolari vasi di plastica traslucida oppure possono essere evidenziate come elementi inseriti nel balcone in maniera apparentemente casuale.

Comunque la cosa più importante per i nostri balconi è di ricordarsi di utilizzarlo, di uscire e vivere anche questo bellissimo spazio che ci permette di metterci in contatto con il resto della città senza abbandonare il nostro rifugio casalingo.

All’asta al casa Laurent di Frank lloyd Wright

All’asta al casa Laurent di Frank lloyd Wright

Recentemente abbiamo scoperto che la “Kenneth Laurent’ house” di Frank Lloyd Wright è in vendita, per la precisione all’asta.

La casa si trova a Rocford, Illinois ed è stata progettata tra il 1949 e il 1952 per un veterano sulla sedia a rotelle.

Tre camere, due bagni e un arredo originale si possono acquistare per soli 700.000,00 dollari

Stufa tradizionale piena (Grundkachelofen)

S.O.S. architetto

Un nostro lettore ci scrive per porci una domanda sul corretto uso delle Stufe.

Ho un amico che le costruisce (è uno bravo, nessun dubbio sulle capacità professionali) e volevo avere qualche spassionata opinione professionale). In pratica ho le due stanze d’angolo esterno che sono fredderrime. L’idea è di mettere la stube al piano terreno (stanza meno usata) e portare tutto il calore possibile al primo piano (soggiorno).

 

Grundofen – Grundkachelofen (stufa piena) Stufa tradizionale piena (Grundkachelofen)

Questa è la più antica, funziona per irragiamento grazie alle abbondanti quantità di materiale refrattario e maioliche presenti.
La qualità di queste stufe sta tutta nel creare un giro dei fumi più lungo possibile, proporzionato alla camera di combustione e alla dimensione della stufa.
In questo modo si ha un notevole accumulo del calore che viene irradiato per molto più tempo (12/24 ore)

Stufa ad aria calda e giri di fumi in refrattario

Stufa ad aria calda e giri di fumi in refrattario
Stufa ad aria calda e giri di fumi in refrattario

Questa stufa funziona per irragiamento e per convezione.
Moderna, con una camera di combustione in ghisa che permette un veloce riscaldamento dell’aria e quindi un accorciamento dei tempi di riscaldamento degli ambienti.


Stufa ad aria calda e giri di fumo in ghisa

Stufa tradizionale piena (Grundkachelofen)
Stufa ad aria calda e giri di fumo in ghisa

Questa funziona principalmente per convezione.
I fumi scaldano velocemente le parti in ghisa e di conseguenza scalda rapidamente anche l’ambiente in cui è posta.

Il problema del nostro lettore è che vuole riscaldare due stanze con una stuba sola trasportando l’aria calda da sotto a sopra, teoricamente è possibile con un efficiente sistema di canalizzazione dell’aria, ma non penso che la stuba sia adatta per questo genere d’uso.

La stufa non è il modo più efficiente per riscaldare ambienti distanti, ma perfetta per gli ambienti in cui è posta.
Nel caso del nostro lettore consiglierei di posizionare una stuba per piano (vendendo tutti e due i reni) oppure orientarsi verso una stufa o caminetto moderno con sistemi efficaci di circolazione dell’aria.

Elica, aria nuova in cucina

Elica, aria nuova in cucina

Elica costruisce cappe per la cucina, produce per il proprio marchio e per molti altri, probabilmente non lo saprete, ma avrete in casa una cappa realizzata da Elica a Fabriano.

Questo fine settimana ho avuto la possibilità di visitare la sua parte più intima.

Sono entrato nello show-room dei prototipi, pezzi unici presentati dal Design Center Manager Fabrizio Crisà con orgoglio, sicuro del buon lavoro fatto.

Ecco alcuni dei suoi lavori

Tante forme, colori e funzionalità per un oggetto come la cappa delle cucine non le avevo mai viste e in realtà non mi ero mai posto il problema.

Ogni rosa ha le sue spine e anche Elica, ha i suoi lati oscuri, quello più evidente è dettato dalla crisi mondiale che ha contratto il fatturato di molte attività. La reazione di Elica è stata di realizzare forme che richiamino a quelle del passato, più consolatorie e rassicuranti per il consumatore medio, una reazione classica che rivela una mancanza di coraggio su come affrontare il difficile momento che stiamo vivendo.