Il bianco nell’architettura

Il bianco nell’architettura

Vi siete mai chiesti perché il colore dominante negli interni è il bianco?

Le risposte più comuni sono:
È luminoso
Perché è facile da ritoccare
Viene dalla calce
Costa meno
Non disturba
Perché “allarga” la stanza

Tutte motivazioni pertinenti, ma esistono anche altri colori che rispondono a quelle caratteristiche.
Perché proprio il Bianco?
Cerchiamo prima di capire, sinteticamente, che cos’è il colore.
“ il colore è la percezione visiva generata dai segnali nervosi che i fotorecettori della retina inviano al cervello quando assorbono le radiazioni elettromagnetiche di determinate lunghezze d’onda e intensità nel cosiddetto spettro visibile o luce” (da wikipedia)

Il colore viene percepito, la percezione avviene tramite un processo culturale.
La cultura è la grande variabile nella percezione del colore.

L’uso del bianco ha radici (culturali) molto lontane.

In architettura il periodo greco/romano viene definito classico, il rapporto aureo regolava formalmente ogni edificio e ogni sasso che lo componeva, è stato un periodo mitizzato da tutte le correnti artistiche successive al Rinascimento che lo aveva scoperto.
Con il passare del tempo si sono perfezionate le teorie architettoniche di quell’epoca arcaica e arcadica.
Tutti quegli edifici riportati alla luce avevano un comune denominatore, erano privi di pittura sulle superfici esterne e quasi sempre anche su quelle interne (dopo secoli non era rimasto più nulla).
La deduzione più ovvia fu d’immaginarli bianchi, anche perché la purezza di quel colore si avvicinava molto bene al concetto di purezza formale che quegli edifici avevano acquisito nell’evoluzione culturale.
Nella seconda metà del 700, grazie ad importanti scoperte archeologiche, tornarono di gran moda le forme classiche con il Neoclassicismo, la maggior parte di questi nuovi edifici era bianca, perché così immaginavano fossero state le antiche costruzioni, poco importa se un secolo dopo scoprirono che il Partenone ad Atene e molti altri templi originalmente erano colorati con pitture appariscenti cariche di decorazioni.

Il danno era fatto, nell’immaginario collettivo l’architettura classica era bianca.

All’inizio del 900, con il Movimento Moderno che bandì ogni decoro ed eccesso, tornò in auge il colore bianco e divenne una matrice del purismo formale architettonico di vari maestri dell’architettura.
Da Le Corbusier e Mies Van Der Rohe fino a giungere ai giorni nostri con i Five architects di New York chiamati i bianchi per l’uso di quel colore, il colore bianco è sempre più entrato nelle foto delle riviste specializzate, nella pubblicità e nella nostra vita.

Ci sono voluti secoli di storia e centinaia di opere per convincerci che noi usiamo il bianco perché:
È luminoso (ma non è il solo)
Perché è facile da ritoccare (non è vero esistono infiniti tipi di bianco)
Viene dalla calce (la calce veniva sempre mescolata ad altri materiali come la sabbia perdendo il colore originale)
Costa meno (costa meno perché è il più commercializzato)
Non disturba (come anche altri colori)
Perché “allarga” la stanza (come anche altri colori)

In realtà noi usiamo il bianco come colore dominante per colpa di un fraintendimento culturale.

Il lato oscuro della superfetazione

Il lato oscuro della superfetazione

Superfetazione, come abbiamo visto qui, significa aggiungere il nuovo al vecchio.

I risultati, nel campo dell’architettura, possono essere notevoli e spesso sorprendenti, ma, se non si possiede la giusta sensibilità progettuale, si possono creare dei mostri.
Architetti illustri si sono cimentati in questa pericolosa pratica scivolando spesso in oscenità edili.

Mario Ridolfi, intervento a Roma

Ridolfi è un illustre Razionalista del periodo fascista e neorealista nel dopoguerra, ma penso non vi siano dubbi sulla qualità di questo intervento, non tutte le ciambelle riescono con il buco.

Foto di Roi (www.roiability.com)

Confesso che non conosco molto bene questo intervento, pare provisorio, nel centro di Milano accanto a Duomo, in casi come questi basta chiamarlo installazione temporanea per placare le giuste ire della gente costretta a guardare.

L’intervento milanese ricorda molto quello più prestigioso di Coop Himmelb(l)au a Vienna, che mi sento di definire bello e ben riuscito.

Coop Himmelb(l)au Vienna

Non dimentichiamo che nella storia dell’architettura la superfetazione era cosa “buona e giusta” permetteva di risparmiare materiali da costruzione, ottimizzava gli spazi, e rinnovava l’ambiente urbano della città, tutto questo senza aver la minima consapevolezza.

Teatro Marcello Roma
Per questo post ringrazio tutti i coloro che hanno
partecipato alla discussione qui
Se volete aggiungere altri casi di superfetazioni
fatelo nei commenti

 

Superfetazione

Superfetazione

Parola del giorno: superfetazione.

È un termine generalmente negativo, semplificando significa aggiungere del nuovo sul vecchio esistente.

Produce un’architettura estremamente affascinante, labirintica, complessa, barocca, rindondante e pure sprecona.
La superfetazione in architettura è qualcosa di irrazionale, ma al tempo stesso estremamente funzionale, perché si costruisce solo per far assolvere nuove funzioni ai vecchi edifici non più in grado di assolverle efficacemente.

Ci vuole rispetto per il vecchio senza considerarlo un bene intoccabile. Si deve aver la possibilità di costruire accanto, sopra, dentro, senza distruggerlo, il nuovo deve essere distinto dal vecchio, sia come uso dei materiali che come stile architettonico.

La superfetazione è l’opposto della ricostruzione, lascia intatta la memoria nelle nostre città.

 

Il mito del pallet

Il mito del pallet

Buon anno a tutti!

Iniziamo il 2012 con un velo di polemica.

Sfatiamo il mito del pallet utilizzato nell’arredamento degli interni.

Il pallet è una struttura in legno che viene utilizzata come sostegno per il trasporto della merce, sono composti da legno grezzo e spesso trattato chimicamente per resistere all’attacco degli insetti, il loro vantaggio è che sono standardizzati cioè hanno misure uguali in tutto il mondo.

Questo legno a costo zero sembra sedurre molti interior designer e lo ripropongono in tutte le salse , ma come potete vedere in queste foto ogni tentativo produce un risultato rivoltante.

Tralasciamo la tossicità di questi materiali posti all’interno delle nostre abitazioni, è proprio l’estetica a essere carente, risultati rivoltanti, scomodi e brutti.

Se qualcuno vi propone di utilizzare i pallet per arredare casa prendetelo, legatelo, formate una pira e dategli fuoco.