Elica in mostra alla Biennale d’Architettura 2012

C’è una mostra molto particolare all’interno del circuito della Biennale di Architettura a Venezia al Padiglione Italia:

LE QUATTRO STAGIONI
Architetture del Made in Italy da Adriano Olivetti alla Green Economy a cura di Luca Zevi.

L’italia sta passando un periodo infelice, ma esistono delle eccellenze che, sono sicuro, saranno il traino per un prossimo rilancio del Made in Italy, una di questa è sicuramente Elica, un’azienda che ho avuto la fortuna di visitare l’anno scorso e che ritrovo a Venezia.

Aprofitto subito della gentilezza e della disponibilità dell’Arch. Riccardo Diotallevi, che insieme allo studio Guzzini Engineering ha progettato il nuovo complesso industriale vincitore per il secondo anno consecutivo della classifica (stilata dal Great Place to Work Institute) che premia i luoghi di lavoro eccellenti in oltre 45 paesi, per chiedergli alcune cose e per riproporre alcune domande che i miei lettori hanno fatto per quest’occasione.

Quando si entra in Elica sembra di varcare la soglia di una piccola città: la piazza, il bar, il giardino, un’area di lavoro, un’altra Lounge, altre di produzione e altre ancora dove si prendono le decisioni. Uno spazio complesso articolato tra funzioni e percorsi, tutti strettamente funzionali al benessere dell’individuo e non al processo produttivo. Quando hai mostrato il progetto dove l’area Lounge con giardino esterno e la zona ristoro sono lo spazio centrale e caratterizzante tutto l’impianto di produzione industriale, i proprietari e l’amministratore delegato come ti hanno guardato e cosa ti hanno detto?

Il Foyer, poi denominato dai dipendenti “Piazza Elica”, è stato un atto di coraggio, anche nella sua proposizione. Rimuovere la copertura per costruire un patio e utilizzare tanto spazio per una Lounge ha creato sgomento alla direzione del personale.

Affidare un progetto così importante presuppone fiducia da parte della committenza nei riguardi del progettista, infatti la visionarietà della proprietà ne ha permesso la realizzazione, ampiamente compensata dal plauso degli utilizzatori e delle istituzioni.

Passeggiando dentro Elica ho notato che la sala riunioni dei dirigenti si trova sopra l’area relax e una bellissima vetrata permette d’avere una visione panottica degli spazi. Lo hai fatto perché in questo modo potete controllare meglio i dipendenti che indugiano troppo in quei bellissimi spazi ricreativi?

La sala viene utilizzata, oltre che dal Consiglio d’Amministrazione, per riunioni con clienti internazionali e la sua visione verso l’ambiente circostante offre una panoramica d’insieme che permette un facile racconto sulle diverse funzioni degli uffici e delle attività relative, comprese di relax nella “piazza Elica”, di cui non c’è indugio.

Se  Henry Ford, con il suo concetto di catena di montaggio, avesse la possibilità di visitare la fabbrica inorridirebbe esclamando che “l’industria è una cosa seria e non un gioco per bambini”, tu cosa gli risponderesti?

Elica è un’azienda seria che crede nel gioco come elemento creativo. Vivere un ambiente ludico, carico di simboli e con opere d’arte, stimola la comunità lavorativa verso per lo sviluppo di una mentalità innovativa e i riconoscimenti ne danno garanzia.

Veronica, una lettrice, mi suggerito una domanda interessante e te la voglio proporre: in questo momento difficile in cui molti affermano di non avere la forza nè i mezzi per seguire i propri entusiasmi, dal punto di vista architettonico come rappresenterebbe la felicità?

Credo che lo scopo ultimo dell’uomo sia la felicità e questa va ricercata in ogni cosa e situazione. Poter vivere o lavorare in un ambiente che agevola il benessere non è cosa costosa. Si tratta di progettare ambienti di condivisione dove anche solo la tinteggiatura delle pareti con un colore stimolante può essere una “terapia” per la felicità.

Benessere, lavoro, ecosostenibilità, sono queste le parole chiave all’interno delle fasi di un progetto industriale, ne vuoi aggiungere altre? E perché?

La parola che manca potrebbe essere responsabilità, che in una organizzazione di persone significa rispetto degli altri. Le trasparenze delle pareti in vetro, la mancanza di telecamere interne, la condivisione delle attrezzature e i beni in dotazione sono tutte cose che responsabilizzano il singolo a favore di un gioco di squadra e per la vita comunitaria.

Ogilvy, un altro lettore, vorrebbe sapere quanto la struttura ricalchi la precedente.
Ovvero quanto il rinnovamento possa risultare conservativo, in questo caso specifico?

La conservazione delle preesistenze significa valore della memoria, in quanto sono proprio le strutture originari che raccontano la storia industriale di un marchio, la cui l’evoluzione la si legge attraverso la “stratigrafia”, le sovrapposizioni delle attività e le differenti funzioni degli spazi nel tempo. Nell’intervento sono state mantenute tutte le caratteristiche architettoniche che hanno fatto grande un marchio come quello di Elica.

Biennale di Architettura a Venezia 2012 – Padiglione polacco

La pigrizia. 
Questo è il titolo esatto che il Padiglione della Polonia alla Biennale di Architettura di Venezia meriterebbe.

Lo spazio vuoto del padiglione riempito solo dai rumori amplificati che provengono dal suo interno vuole dirci che l’Architettura è suono.

Sicuramente questa è un’architettura capace di reggere qualsiasi evento catastrofico, dai terremoti alle guerre, ma incapace di proteggervi dalla pioggia o ripararvi dal vento.

La Giuria internazionale della 13. Mostra Internazionale di Architettura composta da Wiel Arets (Presidente, Olanda), Kristin Feireiss (Germania),Robert A.M. Stern (USA), Benedetta Tagliabue (Italia), Alan Yentob (Gran Bretagna) ha deciso di attribuire all’utopia urbanistica di Monica Sosnowska al Padiglione Polonia una menzione speciale, quindi la mia opinione sarà sicuramente errata.

Biennale di Architettura a Venezia 2012 – Padiglione olandese

Prima di cambiare le tende a casa tua passa a vedere il Padiglione olandese della Biennale di Venezia 2012.

In Olanda, con il suo Padiglione, vuole spiegare che gli architetti si trovano sempre più spesso nella condizione di dover progettare all’interno di vecchi edifici con budget ridotti e numerosi vincoli architettonici.

I grandi spazi e gli enormi budget sono riservati alle archistar e ai loro progetti faraonici, fortunatamente la maggioranza degli architetti progetta nel mondo reale cercando di coniugare le esigenze della comunità con il piacere estetico/funzionale.

Nel Padiglione olandese questo concetto viene sintetizzato con l’uso dei tendaggi, di tutti i tipi: trasparenti, opachi, lucidi, decorati appesi su dei binari a soffitto che permettono a dei motori di cambiare la loro posizione (12 volte al giorno).

In questo modo gli spazi che si creano diventano fragili e delicati, costantemente provvisori, mutevoli come il nostro umore.

Biennale di Architettura a Venezia 2012 – Padiglione USA

Il padiglione degli Stati Uniti è sempre stato tra i miei preferiti, ma questa volta mi ha leggermente deluso.

L’America ha voluto realizzare un’esposizione d’architettura che sembra una grande infografica dal titolo: Design actions for the common good (Design per il bene comune).
Non più grandi costruzioni che richiedono ingenti investimenti economici disegnate da famosi archistar, ma piccole azioni di progettazione creativa dei cittadini, l’attenzione si è spostata dai pochi eletti privilegiati alla massa dei cittadini.

L’esposizione vuole mostrare come potrebbe essere la città futura americana plasmata da infiniti microprogetti realizzati dalle persone comuni. Per visualizzare questo processo è stato utilizzato un grafico a colori simile al codice a barre in cui la dimensione di ciascuna striscia rappresenta la prevalenza di una categoria specifica in relazione al progetto: informazioni (blu), accessbilità (arancione), comunità (rosa), economia (verde chiaro), sostenibilità (verde scuro) e il piacere (blu).

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