Le chiese costruite negli ultimi 50 anni sono brutte?

Le chiese moderne sono brutte?
Per il Vicariato e cardinali come Gianfranco Ravasi, ministro della Cultura della Santa Sede, le nuove chiese sorte nella periferia romana negli ultimi vent’anni sono “spazi per sale congressi, ambienti simili a palazzetti dello sport, ambienti abbrutiti e volgari…”.

L’ultimo personaggio illustre ad accodarsi alle critiche è il Direttore dei musei vaticani e Sovrintendente dei beni artistici della Santa Sede, che alla presentazione del libro “Chiese della periferia romana” edito da Electa, ha affermato “Chiese? Parrocchie? Ma qui siamo al massimo davanti a spazi museali, ambienti che non invitano alla preghiera e alla meditazione” e continuato con “Niente a che vedere con le chiese barocche che da secoli parlano della fede cristiana con tabernacoli ben visibili, cupole, icone, immagini della vita della Chiesa che aiutano i parroci nelle loro catechesi. Persino le chiese ortodosse della Russia assolvono in pieno a questi compiti di formazione e di catechesi”

È piacevole scoprire che anche il Vaticano si è accorto che i nuovi edifici sacri più che rappresentare il divino sembrano rappresentare una nuova divinità “San Amministratore di condominio”.

Le nuove chiese assomigliano molto di più ai palazzi della periferia che non a luoghi sacri e divini.

3 thoughts on “Le chiese costruite negli ultimi 50 anni sono brutte?

  • 16 maggio 2013 at 10:32
    Permalink

    Credo in un architettura che rappresenti il suo tempo, negli anni 60 in contemporanea c’è stato un calo della fede e una spinta ai consumi, l’architettura ha mostrato il cambiamento, nella durezza dei materiali, nella freddezza delle forme ma anche nell’omologazione , infatti non a caso assomigliano a fabbriche e i condomini periferici.

    Reply
    • 3 giugno 2013 at 10:34
      Permalink

      E’ chiaro lo sforzo di un qualcosa che oggi difficilmente l’individuo riesce a ritrovare. Bisogna andare avanti ma osservare sempre dietro, da dove arriviamo e cosa abbiamo fatto per arrivare sin qui, alla fine la semplicità o per meglio dire in questo caso delle chiese, la rappresentazione dal punto di vista formale deve essere e deve conservare quello a cui è destinata la sua identità….deve essere il luogo di culto.

      Reply
  • 6 giugno 2013 at 12:12
    Permalink

    La verità è che si progetta una chiesa con la stessa logica artefatta di un centro commerciale. Esiste una cultura del progetto che comprenda il valore del sacro e lo sappia interpretare con acquisita consapevolezza e autonomia? Non credo. La semplice analisi estetico/formale di una chiesa è vana e, a dir poco, riduttiva.

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.