Le Corbusier

Le Corbusier 

Nato in Svizzera (come me) è tra gli intellettuali più razionali del suo periodo.
Aveva un istinto particolare per le conventicole, subito imparò che i giovani artisti dovevano aggregarsi in un movimento, una scuola, un “ismo”, in poche parole in una consorteria.
Era un uomo magro, sparuto, miope che viaggiava sempre in bicicletta con indosso un abito nero attillato, camicia bianca, cravatta nera, occhiali tondi da gufo e bombetta nera in testa.
A chi gli chiedeva perché si vestisse in quel modo, lui rispondeva che era per apparire il più anonimo, astratto possibile, per essere la figura perfetta da riprodurre in serie nell’epoca delle macchine.
Già nel 1924 era un idolo, per tutti era “Corbu” nonostante avesse al suo attivo solo un paio di casette e un “manifesto” sull’architettura.

Le Corbusier negli anni venti aveva un problema, nessuno in Francia si sarebbe avvicinato alla sua ideologia nell’unica maniera che lui avrebbe tollerato, accettando in maniera incondizionata i dogmi e gli stilemi.
Chi voleva far parte della nuova conventicola e scaldarsi al fuoco sacro della moderna architettura doveva accettare le forme da lui create.

Solo una persona si avvicinò al fuoco sacro: l’appaltatore Frugés che nel 1925 commissionò a Corbu alcuni alloggi popolari a Pessac, per il resto tutti gli architetti della conventicola erano privi di clienti.

Il governo socialdemocratico tedesco con l’intercessione di Mies van de Rohe, diede al luminare la grande possibilità progettare altri alloggi per operai a Stoccarda nel 1927.

Il Club, la conventicola, l'”ismo” si è rivelata la formula vincente e a Stoccarda c’è la possibilità di rendersi visibili.

Fino agli anni ’30 Le Corbusier aveva costruito degli alloggi per operai, a Pessac in Francia e a Stoccarda in Germania più qualche altra casetta.

Cosa pensavano gli operai che sono andati a vivere in quei capolavori dell’architettura contemporanea?
La loro opinione non è riportata in nessun libro, quasi fosse ininfluente.

Loro si lamentavano, com’era nella loro natura, in quell’epoca della storia.

A Pessac, i poverini facevano salti mortali per trasformare i freddi cubi di Corbu in qualcosa di più intimo e colorato.
Era comprensibile.
Come lo stesso Corbu aveva detto, essi andavano “rieducati” affinché potessero capire la bellezza della “Città Radiosa” del futuro.

In fatto di gusti, gli architetti si comportavano come i benefattori culturali degli operai.
Non serviva a nulla consultarli direttamente, poiché essi erano ancora “culturalmente sottosviluppati”

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